Cominciamo togliendo di mezzo l’equivoco: in questo articolo non c’è un listino. Non perché sia un segreto, ma perché un numero scritto qui sarebbe falso per quasi tutti quelli che lo leggono. Due aziende che chiedono “un configuratore 3D” possono avere in mente progetti che differiscono di un ordine di grandezza, e nessuna delle due sta esagerando.
Quello che si può fare, ed è più utile di una cifra, è mostrare da cosa dipende il prezzo. Sono sei variabili. Chi le conosce entra in trattativa sapendo dove può stringere e dove no.
Perché due offerte per la stessa richiesta non sono confrontabili
Capita spesso che un’azienda riceva offerte molto distanti e concluda che qualcuno stia gonfiando il prezzo. A volte è così. Molto più spesso i due fornitori hanno letto la stessa richiesta in due modi diversi, e stanno quotando due prodotti che non si somigliano.
Un configuratore può essere un visualizzatore che cambia il colore di un modello preparato una volta. Oppure un sistema che conosce le regole di prodotto, sa quali combinazioni sono ammesse, si aggiorna quando cambia il listino e passa la configurazione al gestionale. Entrambi si chiamano configuratore. Uno costa una frazione dell’altro.
Le sei variabili che seguono servono esattamente a questo: capire quale dei due state comprando.
1. I dati di partenza
Questa è la variabile che sposta di più il preventivo, ed è quasi sempre quella a cui nessuno pensa prima di chiedere un’offerta.
Un’azienda che consegna file CAD ordinati, con la nomenclatura dei componenti coerente e le varianti già distinte, ha già pagato in casa una parte del lavoro. Un’azienda che consegna un archivio di file esportati da tre software diversi in dieci anni, con pezzi duplicati e nomi come “definitivo_2_rev_ok”, sta chiedendo al fornitore di fare prima un lavoro di ricostruzione.
Il caso estremo è quello in cui il CAD non esiste: prodotti storici mai digitalizzati, oppure realizzati da terzisti che non hanno consegnato i file. Lì il modello va costruito da zero partendo da disegni e rilievi, e la voce diventa la più pesante del progetto.
2. La profondità delle varianti
Il numero di varianti conta meno di quanto si creda. Quaranta tessuti su un divano sono quaranta materiali applicati alla stessa geometria: si preparano una volta e si moltiplicano quasi gratis.
Quello che pesa è la profondità. Una variante che cambia la forma del prodotto, aggiunge un componente, modifica gli ingombri o richiede una geometria diversa è un pezzo di lavoro a sé. Un serramento a due ante e uno a tre non sono lo stesso oggetto con un’opzione diversa.
Poi c’è il livello ancora superiore, quello delle regole. Se certe combinazioni non sono ammesse, se una scelta ne esclude un’altra, se esistono vincoli dimensionali, il configuratore deve conoscerli. Quella logica va raccolta dai vostri commerciali, formalizzata e programmata, ed è un lavoro che assomiglia più allo sviluppo software che alla grafica 3D.
3. Il livello di realismo
Esistono tre soglie, e la distanza fra loro non è lineare.
La prima è il riconoscibile: si capisce cos’è, le proporzioni sono giuste, i materiali sono plausibili. Basta per una configurazione tecnica dove conta la funzione.
Sopra c’è il credibile: le superfici si comportano come nella realtà, la luce reagisce come deve, il prodotto sembra un prodotto. È la soglia che serve nella maggior parte dei casi commerciali.
Poi c’è l’indistinguibile dalla fotografia, che costa molto più delle prime due messe insieme. Ha senso nel lusso, dove la percezione della qualità dei materiali è la vendita stessa. Fuori da lì è quasi sempre denaro speso per una differenza che il cliente finale non registra.
Scegliere la terza soglia quando bastava la seconda è il modo più comune di far lievitare un preventivo senza guadagnare nulla in conversioni.
PRIMA DI CHIEDERE UN PREVENTIVO
Meglio capire cosa serve, poi quanto costa
Nello Strategy Sprint mettiamo a fuoco perimetro, dati disponibili e priorità. Da lì esce un numero che vale per il vostro progetto, non una forbice generica.
Scopri lo Strategy Sprint →4. Dove deve girare
Un configuratore che gira dentro il browser del cliente deve stare nei limiti di quel browser, e su un telefono di fascia media quei limiti sono stretti. Ottimizzare un prodotto complesso perché resti fluido lì dentro è un lavoro specialistico, e più il prodotto è ricco più quel lavoro pesa.
L’alternativa è il Pixel Streaming: il calcolo avviene su un server e al cliente arriva un flusso video. Toglie ogni limite di complessità e apre a un realismo altrimenti impossibile sul web, ma introduce una voce che nel primo caso non c’è, cioè un costo di infrastruttura che si paga finché il servizio resta acceso. Non è una spesa una tantum, è un canone.
Terzo scenario: la macchina dedicata dello showroom o dello stand fieristico. Lì l’hardware è noto e sotto controllo, quindi le ottimizzazioni servono meno, ma va progettata un’interfaccia diversa e va gestito il dispositivo fisico.
Molti progetti finiscono per volerne due, tipicamente il web per il pubblico e una versione ricca per la rete vendita. Se è il vostro caso conviene dirlo subito: costruire su una base pensata per entrambi costa meno che sdoppiare dopo.
5. Le integrazioni
Un configuratore che finisce con una bella immagine e un pulsante “richiedi informazioni” è un progetto. Un configuratore che genera un codice prodotto valido, calcola il prezzo dal listino aggiornato, apre una richiesta nel CRM e passa la distinta al gestionale è un progetto diverso.
La differenza di prezzo raramente sta nella parte 3D. Sta nel dialogo con i sistemi che avete già, nelle loro API quando esistono, e nel fatto che quei sistemi sono stati configurati anni fa da qualcuno che magari non lavora più con voi.
È la voce con più incertezza in fase di preventivo, ed è normale che un fornitore serio la quoti solo dopo aver visto come sono fatti i vostri sistemi.
6. La vita dopo la consegna
L’ultima variabile è quella che quasi nessuno mette a preventivo e che determina se fra due anni il configuratore sarà ancora acceso.
I cataloghi cambiano. Escono modelli nuovi, spariscono finiture, cambiano i listini. Se ogni aggiornamento richiede di richiamare il fornitore, il costo reale del configuratore non è quello che avete pagato all’inizio: è quello più tutti gli interventi dei prossimi anni.
La domanda da mettere nero su bianco è chi può aggiornare cosa. Un sistema in cui il vostro marketing aggiunge una finitura da un pannello costa di più da costruire e molto meno da mantenere. Un sistema chiuso costa meno subito e vi lega al fornitore per sempre. Nessuna delle due è sbagliata, ma va scelta sapendo cosa si sta scegliendo.
Come lavoriamo noi
Prima di preventivare guardiamo i dati veri: un prodotto completo con le sue varianti, così com’è nei vostri file. In poche ore si capisce se la base è solida o se serve un lavoro di ricostruzione, e quella è l’informazione che sposta di più la cifra finale.
Poi mettiamo a fuoco il perimetro con lo Strategy Sprint: quale delle sei variabili conta per il vostro mercato e quale si può tenere bassa. Da lì esce un preventivo su un progetto definito, e non una forbice che non aiuta nessuno a decidere. Il dettaglio di cosa costruiamo è nella pagina sul configuratore 3D.
Conclusioni
La domanda “quanto costa un configuratore 3D” non ha una risposta perché non è ancora una domanda: descrive un desiderio, non un progetto. Le sei variabili servono a trasformarla in qualcosa di quotabile.
Se dovessimo indicarne una da guardare per prima, sarebbe la sesta. Il prezzo di partenza si negozia una volta, il costo di manutenzione lo pagate ogni anno, e nessuna delle offerte che riceverete lo dirà spontaneamente. Chiedetelo voi.
Un numero sul vostro progetto,
non una forbice
Mandateci un prodotto completo con le sue varianti, così com’è nei vostri file. Vi diciamo cosa serve davvero e cosa si può togliere.
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